domenica 30 settembre 2007

Che ci metto questa sera sulla frisella???

"Capolavoro della tradizione gastronomica pugliese, la frisella assomiglia ad una ciambella croccante.
Pare che le sue origini risalgano a circa il X sec. a.C., all’epoca della civiltà Fenicia, quando i mercanti durante le loro navigazioni erano soliti consumare ciambelle scure di grano ammorbidite con acqua di mare e insaporite con olio d’oliva.
La frisella è sopravvissuta nel corso dei secoli non solo grazie alla sua bontà, ma anche per ragioni economiche. In passato una pagnotta si conservava per oltre una settimana, e gli eventuali avanzi non venivano gettati, ma fatti abbrustolire nei forni o sulla brace del camino.
Al momento di essere consumati, questi tozzetti di pane erano inumiditi con una spruzzata d’acqua, e conditi con olio e verdure, oppure spolverati di zucchero."

Le friselle ci risolvono spesso le cene....io ne vado pazza! Ne mangio almeno due tutte le volte! In pochissimi minuti si riesce a mettere in tavola dei piccoli "capolavori" che fanno una gran scena e sono gustosissime!
Io da "padana" le ho scoperte da pochissimo tempo, ma la mia socia che si è sposata un pugliese è una vera maestra nei condimenti per le friselle....non solo, mi ha informata che oltre quelle tradizionali, se ne possono trovare anche di farina integrale, di farro e di soia!

Noi, dopo averle bagnate un pochino, le abbiamo condite con del pomodoro (precedentemente condito con olio, sale e pepe), cipolla tagliata fine, fettine di speck, fettine di sottilette, olive taggiasche e una bella grattata di parmigiano grattuggiato fresco.

giovedì 27 settembre 2007

8 FATTI CHE CI RIGUARDANO - MEME

Innanzitutto, ringraziamo Tulip per il suo invito a partecipare a questo MEME... il nostro primo meme!!

Le regole sono semplici: bisogna parlare di otto fatti, a caso, che riguardano se stessi, in un post dedicato, scegliere altre otto persone da taggare e dire loro che sono taggate (e, ovviamente, ricordarsi di postare le regole!).


1) Viaggi
Giu: esplorare, guardare, toccare, gustare, assaporare, sentire....viaggiare per me non è solo muoversi da un posto all'altro fisicamente ma vivere esperienze di altri diversi da me.
Cat: tutto ciò che è raggiungibile con un mezzo di trasporto che non sia l'aereo!

2) Libri

Giu: adoro leggere, leggo qualsiasi cosa. Adoro essere trasportata in mille mondi e far parte di tante storie. Leggere per me è rannicchiarmi sul letto o sul divano ed estraniarmi finalmente da tutto.

Cat: una che sul comodino anziché l'ultimo best-seller ha un libro di ricette.


3) Pizza

Giu: la pizza anche a colazione!!!

Cat: rigorosamente quella che si può mangiare tutta, cornicione compreso (leggasi: niente cornicioni secchi o bruciacchiati). In pizzeria, mezz'ora per leggere il menù e poi la scelta ricade sempre sulle solite: margherita, crudo (anche nella variante con rucola e grana) o cotto e zola.


4) Concerti

Giu: di concerti ne ho visti veramente tanti e di tutti i generi, ma ho un artista che seguo da quando ho 8 anni che mi fece conoscere mio fratello maggiore. Entrò in camera con una cassetta e mi disse: "devo farti ascoltare un cantante troppo forte!" e da allora non mi perdo niente di lui. Sono passati tanti anni e io ancora corro ai suoi concerti, oggi con mio marito, ieri con mio fratello. Lui è il grande Vasco Rossi.

Cat: la voce di Andrea Piccinino dei Cantori di Carpino.


5) Nutella

Giu: la Nutella non ha bisogno di commenti....è quella coccola che mi ha preso per mano da bambina e ancora oggi mi abbraccia quando ne ho bisogno.

Cat: su una fetta di pane bianco, tra due biscotti da inzuppare nel latte caldo o a cucchiaiate fino a cementare uno strato di cioccolato lungo le pareti della trachea.


6) Film

Giu: tutti i film di azione al cinema e Blu Notte alla televisione.

Cat: sul grande schermo il Cineforum del giovedì; a casa lo splendido Umberto D trasmesso da rai 3 a tarda notte o le commedie inglesi alla Hugh Grant.


7) Bambini

Giu: Vittorio è il punto debole della mia vita...è uno splendido cucciolotto di 11 mesi figlio di un'amica che per me è più di una sorella. E lui per me, è il mio bimbo. Non solo è il mio miracolo, è lui che mi ha fatto capire che si può amare qualsiasi bambino come se fosse tuo.

Cat: per i miei nipotini potrei anche vestirmi da Spiderman e arrampicarmi sulle tubature del mio condominio.


8) Adozione

Giu: ....l'adozione è, quasi, la conseguenza del punto precedente. E' un percorso che sto facendo con estrema gioia ma con tante paure e incertezze per poter un giorno poter abbracciare il mio bimbo che è da qualche parte che mi sta aspettando.

Cat: la mia cicogna impazzita che ha lasciato i miei bambini da qualche parte nel mondo. Del resto siamo tutti figli dello stesso mondo.


Abbiamo esteso l'invito a partecipare al MEME a:
sergiott; giovanna; gloricetta; yari; lory; Chiara e Fabrizio; Nico e Fabietto; Imma


martedì 25 settembre 2007

Torta ai mirtilli


E' una torta che va preparata il giorno prima poiché l'impasto deve riposare in frigorifero per 12 ore.

Ingredienti (tortiera da 24 cm)

Per la pasta:
320 gr di farina 00
2 uova
120 gr di burro
3 cucchiai di zucchero
6 cucchiai di latte
10 gr di lievito di birra sciolto in 0,5 dl d'acqua
sale

Per il ripieno:
300 gr di composta di mirtilli

Per la guarnizione:
qualche fogliolina di menta
30 gr di mirtilli
zucchero a velo q.b.
1 cucchiaino di gelatina di albicocche

Procedimento

Fate sciogliere nel latte (in un pentolino a fuoco basso) 100 gr di burro e lo zucchero, mescolando. Togliete dal fuoco e fate intiepidire. Quando è tiepido aggiungete il lievito di birra (che avrete precedentemente sciolto in 0,5 dl di acqua a temperatura ambiente o tiepida).
Mescolate a parte 300 gr di farina, un pizzico di sale e le uova. Poi aggiungere il composto di latte, burro, zucchero e lievito precedentemente preparato.
Lavorate l'impasto, compritelo e fatelo lievitare in un luogo tiepido per 30 minuti. Quindi lavorate ancora la pasta, copritela e tenetela in frigo per 12 ore.

Prendete una tortiera imburrata e infarinata (o rivestita con la carta forno). Stendete uno strato di pasta. Versatevi al centro la composta di mirtilli e stendetela lasciando libero 1 cm dal bordo. Coprite con la pasta rimasta, sigillando i bordi.

Fate lievitare il dolce in un luogo tiepido per 1 oretta e poi cuocetelo nel forno caldo a 180° per 45 minuti.

Nel frattempo preparate la guarnizione. Scaldate la gelatina di albicocche con 1 cucchiaio d'acqua, versatela sopra i mirtilli, lavati e asciugati, e mescolate.

Togliete il dolce dal forno, lasciatelo raffreddare e cospargetelo con lo zucchero a velo. Disponetevi al centro i mirtilli formando un grappolino decorato con le foglie di menta.

Cat

lunedì 24 settembre 2007

Discorso di Steve Jods a Stanford, 12 Giugno 2005 - STORIA UNO

Essere qui con voi oggi, alla cerimonia di laurea di una delle università più prestigiose del mondo, è un onore.
Io non sono laureato. In verità, non mi sono mai avvicinato tanto a una laurea come in questo momento. Oggi vorrei raccontarvi tre storie che riguardano la mia vita.
Niente di più. Niente di speciale. Soltanto tre storie.

La prima parla di PUNTI DA UNIRE.
Ho abbandonato il Reed Colege dopo sei mesi che lo frequentavo, ma sono rimasto in zona per altri 18 prima di andarmene del tutto. Perchè me ne sono andato?
Tutto è iniziato prima che nascessi. La mia madre naturale era una giovane studentessa di college non sposata e decise di farmi adottare. Voleva assolutamente che fossi adottato da una famiglia di laureati. Infatti il giorno in cui nacqui, era tutto organizzato in modo che io venissi accolto da un avvocato e da sua moglie.
Salvo che quando io decisi di nascere loro, improvvisamente, decisero di volere una femmina. E così, quelli che sarebbero poi diventati i miei genitori adottivi, che erano anche loro nella lista d'attesa, ricevettero una telefonata nel bel mezzo della notte e si sentirono chiedere: "Abbiamo qui un bel maschietto fuori programma, lo volete?". "Ma certamente", risposero loro. Ma poi mia madre naturale scoprì che mia madre adottiva non si era mai laureata e mio padre non aveva nemmeno finito le superiori. Si rifiutò di firmare le carte dell'adozione. Cedette soltanto qualche mese dopo, quando le fu promesso dai miei nuovi genitori che avrei frequentato il college.

17 anni dopo andai al college. Ma ingenuamente, scelsi un college costoso quasi come Stanford e per pagare la retta servirono tutti i risparmi dei miei genitori (una famiglia di umili lavoratori). Dopo sei mesi non trovavo alcuna ragione per cui ne valesse la pena.
Non sapevo assolutamente cosa fare della mia vita e avevo la netta sensazione che il college non mi avrebbe aiutato a capirlo. Però stavo spendendo tutti i risparmi di famiglia. Così decisi di lasciare il college, ed ero sicuro che sarebbe andato tutto bene. In quel momento ero abbastanza spaventato, ma adesso, guardandomi indietro, posso dire che fu una delle decisioni migliori della mia vita. Dal momento esatto in cui me ne andai potei smettere di frequentare le lezioni obbligatorie, quelle che non mi interessavano e cominciai a frequentare quelle che mi interessavano davvero.

Non era tutto rose e fiori. Non avevo un posto dove stare, dormivo sul pavimento in camera dei miei amici; raccoglievo e portavo indietro i vuoti delle bottiglie di Coca Cola, 5 centesimi l'una, e col ricavato mi compravo da mangiare. Ogni domenica percorrevo 7 miglia per attraversare la città e mi facevo un buon pasto al tempio Hare Krishna. Era fantastico. Tutto quello che ho incontrato inseguendo solo la mia curiosità e il mio intuito si è rivelato essere, in seguito, di enorme valore. Vi faccio un esempio pratico.

A quell'epoca al Reed College si teneva quello che probabilmente era il miglior corso di calligrafia del Paese. In tutto il campus qualsiasi cartello, anche la più piccola etichetta su un armadio, era bella, scritta benissimo a mano. Visto che avevo abbandonato gli studi e non dovevo più frequentare le lezioni obbligatorie, decisi di seguire il corso di calligrafia per impararne i fondamenti. E così scoprii che eseistevano i caratteri graziati e i bastoni, imparari che lo spazio tra le lettere che compongono una parola è variabile, imparai cosa rende grande una grande tipografia. Fu meraviglioso, era la scoperta di una prospettiva storica e sottilmente artistica, una dimensione che la scienza non poteva cogliere. Ne fui affascinato.

Niente di tutto ciò era immediatamente applicabile alla mia vita. Ma, dieci anni più tardi, mentre stavamo disegnando il primo computer Macintosh, mi fu assai utile. Ci mettemmo dentro proprio tutto questo nel disegnare il Mac. Era il primo computer che avesse una bella tipografia. Se non avessi fatto l'infiltrato in quel corso, il Mac non avrebbe avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato da Mac, è probabile che oggi non li avrebbe nessun computer, se non avessi abbandonato il college, non avrei mai frequentato quel corso di calligrafia e i computer non avrebbero la bella tipografia che hanno oggi. Ovviamente non mi sarebbe stato possibile "unire i punti" mentre ero al college, intuendo allora quale sarebbe stato il fiuturo.
Ma tutto mi è apparso molto chiaro guardando indietro dieci anni più tardi.

E' così che funziona: non si possono "unire i punti" guardando avanti, si può farlo solo quando ci si guarda alle spalle. E bisogna avere fiducia nel fatto che in qualche modo i nostri punti si uniranno in futuro. Bisogna credere in qualcosa - intuito, destino, vita, karma, quello che volete. Questo approccio alla vita non mi ha mai tradito ed è proprio questo che ha fatto la differenza nella mia vita.

venerdì 21 settembre 2007

Pizza alle cipolle...ma non solo!

Adoro la pizza e, almeno una volta alla settimana, la mangiamo.
Poi, da quando ho la macchina del pane, l'impasto lo faccio fare a lei....mi spiace ammetterlo, ma ne guadagna decisamente in morbidezza, ma non solo, non sporco la cucina e ho più tempo per me!!! (che non guasta!)
La pizza per me è MARGHERITA, soprattutto quando esco a cena ma, a casa, mi piace sperimentare.
...e da quando abbiamo provato questa pizza cipollosa....metà impasto lo dedico sempre a lei!!!

Per la pasta:
600 gr farina (io ho usato la semintegrale)
1 panetto di lievito
4 cucchiai di olio
acqua q.b. (circa 250/300 gr)
sale

Affettare finemente 2 cipolle e soffriggerle con un pò d'olio a fuoco basso, quando avranno preso colore aggiungere dei pomodori pelati. Continuare la cottura, fino a quando si sarà addensato.
A questo punto aggiungere dei filetti di acciughe spezzettati, assaggiate e aggiustate di sale.
Stendete la pasta della pizza, versategli sopra il sugo di cipolle e aggiungete delle foglie di basilico, delle olive nere e un filo di olio.
Infornate a forno caldo a 220° per circa mezz'ora.

Metà impasto l'ho dedicato alle cipolle e metà alla pizza margherita, in versione moooolto ricca...;-)

giovedì 20 settembre 2007

Pane ai pomodorini secchi





La macchina del pane per me è una vera droga...oltre che una grande e preziosissima scoperta.

E' stato il regalo di Babbo Natale di 3 anni fa, da parte di una coppia di carissimi amici....i miei pazzi vicini di casa: Ugo e Uga!!! (Si..dai...è uno scherzo...lui si chiama davvero Ugo...ma lei no, ma a me piace chiamarli cosi sherzando ;-))





Quando ho aperto il pacco...non credevo ai miei occhi!!!! Dal giorno dopo ho iniziato a sfornare pane per tutto il condominio...dal pane, sono passata alla pizza....e poi giocare con le farine è stato un attimo!!!
E cosi, anche questo pane è pura invenzione. Si sa che, in realtà, nessuno inventa niente...

Per 800 gr di pane ho utilizzato:
300 gr farina "0"
200 gr farina "2" o semintegrale
300 ml acqua
10 gr di o.e.o.
10 gr di zucchero
10 gr sale
15 gr lievito
100 gr pomodorini secchi

Seguite le indicazioni della vostra MdP e poi dopo il beep (la mia lo fa dopo circa 1,40 h) aggiungete i pomodorini secchi tagliati a pezzettini.

Servite il pane a fette come aperitivo oppure con l'antipasto insieme a formaggi e salumi.
.....Vi assicuro che non ve ne pentirete!!!


Torta di carote

Ingredienti per una teglia da 22 cm 80 g di burro fuso lasciato raffreddare 80 g di mandorle tritate con un cucchiaio di zucch...